Il futuro Stadio della Roma

Soft and Hard Rock City ossia le città costruite su terreni di fondazione solidi o soffici

La realizzazione del futuro “Stadio della Roma” sta divenendo una sorta di “telenovela” infinita.

Perché?

Perché le idee non sono state chiare fin dall’inizio.

Non ho posto a caso nel sottotitolo del post l’accenno alle “soft e rock city“.

Esempi di città costruite, almeno in parte, su solidi strati rocciosi sono New York City, Helsinki e Stoccolma; mentre fra quelle realizzate su terreni con strati più “soffici” rientrano Mosca, Londra, Parigi.

L’esistenza sotto una porzione dell’isola di Manhattan di uno strato di scisti, solide rocce metamorfiche, ha consentito la costruzione dei grattacieli che tutti noi ben conosciamo, almeno dalle foto.

La restante e prevalente parte di Manhattan presenta invece un sottosuolo paludoso o di rocce fratturate e lì, previe opportune bonifiche e consolidamenti, si sono insediati i quartieri residenziali con abitazioni di pochi piani.

Mosca, Parigi e Londra, per la natura del loro sottosuolo, sono invece città “estese” dove gli edifici originari non si sono sviluppati molto in altezza.

Roma rientra come tipologia fra queste ultime, essendo in buona parte fondata sugli strati alluvionali ed ex paludosi del Tevere.

Al seguente link potrete trovare la carta geologica di Roma aggiornata al 2006 che in corrispondenza dei terreni alluvionali del Tevere nella zona dell’ex ippodromo di Tor di Valle (spezzone in immagine), dove si dovrebbe realizzare la futura area con il nuovo stadio della Roma, riporta al numero 23 della “legenda”.

Depositi alluvionali recenti ed attuali (Olocene)Alternanze di strati di terreno argilloso, limo sabbioso e sabbioso, con intercalati lenti di argilla torbosa. I materiali torbosi sono prevalenti nelle valli in sinistra orografica del Tevere. Alla base è presente un livello di ghiaia, eterometrica, poligenica in matrice sabbiosa. I terreni alluvionali si presentano poco o per nulla consolidati, saturi d’acqua, con proprietà geotecniche scadenti, dovuta alla scarsa coesione e/o addensamento e all’elevata compressibilità”.

Come realizzare dei grattacieli ed uno stadio su questi terreni? Con quali interventi di consolidamento? A quali profondità si trovano gli strati geologici più stabili e resistenti su cui attestare i pali di fondazione degli edifici? Con quali costi aggiuntivi rispetto a suoli più stabili e performanti?

Inoltre, qualunque intervento dell’uomo sia sopra terra che sul sottosuolo produce degli scompensi all’esistente. Come reagirà il terreno sottoposto a certi trattamenti? Come muterà l’assorbibilità del suolo rispetto alle acque meteoriche e il regime di falda dopo la cementificazione?

Nessuno lo sa.

Vi rammento che il Colosseo venne costruito sul sedime di un ex lago o palude.

Malgrado il massiccio intervento di consolidamento mediante piattaforma cementizia di sottofondazione messo in atto dai Romani, una parte dell’anfiteatro Flavio è comunque crollata sia per il tempo trascorso che per gli effetti sismici susseguenti perché si trovava a soprastare una zona con terreni particolarmente cedevoli.

E, non ultimo, il Tevere è a “due passi”.

E’ vero che l’area prevista non è interessata da un rischio idrogeologico elevato, bensì secondario, ma quante aree classificate a “basso rischio” si sono poi rivelate letali?

Anche l’albergo di Rigopiano era “sicuro”, poi si è visto tragicamente “quanto”.

A.A.

P.S.

Una proposta “soft” di riqualificazione urbana

le immagini qui sotto tratte da progetti urbanistici australiani rappresentano meglio delle parole quello che proporrei come realizzabile per Tor di Valle.

Attrezzature sportive (incluso l’eventuale stadio), parchi e, perché no, anche un campus universitario di bio-agricoltura e piscicoltura avanzata. Gli spunti creativi non mancano.

Un modo “intelligente” per riqualificare un’area urbanisticamente compromessa e oggi inutilizzata, senza stravolgerne la natura ambientale e morfologica.

Melbourne & Olympic Parks Masterplan

Perth Stadium and Park Area

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