Giocare a Risiko con Madre Natura

Perché ho dato questo titolo al post?
Perché osservando gli accadimenti degli ultimi giorni sia climatici che sismici ci si accorge che ancora una volta Madre Natura è sempre un passo avanti a noi.
Non voglio tediarvi con la solita tiritera sulle responsabilità, le omissioni, i limiti della macchina burocratica e delle persone preposte, come evidenziato in decine di inutili tavole rotonde televisive, ma proporre un approccio diverso da quello tenuto finora, dove si possano individuare i problemi reali, le corrette procedure da seguire e finalmente far emergere le responsabilità laddove si verifichino mancanze od omissioni.
Oggi, in questo quadro a dir poco “opaco” di gestione della cosa pubblica, la ricerca, oltre che dei dispersi, è assai difficoltosa anche per individuare le stesse carenze nella filiera di comando e controllo.
Perché non si dedicano risorse alla prevenzione?
Perché si riducono i fondi per la Protezione Civile?
Perché non si fa una ricognizione accurata delle necessità di messa in sicurezza del territorio?
Perché non si costituisce un corpo di professionisti, anziché di soli volontari, dedicato alla cura permanente a 360° della sicurezza sismica, idrogeologica, vulcanica, ecc.?
Nel frattempo però si dedicano fondi ad opere faraoniche ed inutili, si permette di mantenere mega-stipendi a politici e dirigenti pubblici, mega-pensioni, mega-vitalizi, mega-indennità ad una pletora di gente assai poco funzionale al corretto funzionamento e alla migliore condotta economica della cosa pubblica. Per non parlare dei soldi sottratti alle banche con prestiti sulla “fiducia” e senza coperture al rischio d’impresa e delle malversazioni, concussioni, peculati, arricchimenti illeciti, traffici illegali di ogni tipo, assenza totale di controlli, contrasto e repressione del malaffare cui si assiste quotidianamente.
Quando poi si tratta di emettere leggi e decreti che favoriscano o agevolino i soliti noti o aumentino inopinatamente il carico fiscale dei cittadini di serie B, la stesura delle stesse e la loro applicazione sono immediate. Se invece occorrono provvedimenti urgenti dettati dal buon senso dell’amministrare o di affrontare delle emergenze, ma in cui siano coinvolti i soliti ignoti di serie B (per quelli di serie A le procedure e i tempi sono sempre più rapidi od immediati), allora emergono tutte le mancanze e le lungaggini burocratiche del caso.
I tempi di “intervento” di Madre Natura purtroppo non coincidono con quelli della nostra Burocrazia e ce ne siamo accorti fin dai tempi del terremoto di Messina e Reggio Calabria del 1908.
Quanti di voi sanno come siano andate effettivamente le cose allora?
Il sisma di magnitudo 7.2 con successivo catastrofico maremoto si verificò esattamente la mattina del 28 dicembre 1908 alle ore 5:21.
All’epoca c’erano già telegrafi e telefoni. Sapete chi sono intervenuti per primi?
I marinai della flotta russa del Mar Nero che stava eseguendo esercitazioni nel Mediterraneo ed era ormeggiata quel giorno nella rada di Augusta, insieme a quelli della navi inglesi di stanza a Malta.
Sapete quando il governo prese atto dell’accaduto?
Quando il comandante della regia torpediniera Spica di stanza sullo Stretto riuscì ad arrivare ad una postazione telegrafica funzionante.
Comunque il messaggio impiegò ben 4 ore (sic!) per arrivare fino ai tavoli governativi di Roma alle 17:25, ossia ben 12 ore dopo l’accaduto perché nessuno aveva dato credito ai messaggi precedenti, ritenuti provenienti da mitomani, esattamente come oggi per l’albergo di Rigopiano! Strane analogie?
Le navi di soccorso della nostra Regia Marina arrivarono a Messina il 30 gennaio, due giorni dopo!
Il coordinatore degli interventi di soccorso, un alto ufficiale dell’esercito, non scese mai a terra dalla nave comando e la sera dell’arrivo inviò un dispaccio all’alto comando di Roma lamentandosi che al suo seguito logistico non fosse stato incluso un cuoco in grado di preparare i pasticcini che erano previsti da regolamento militare per le mense degli ufficiali!
Intanto alle popolazioni colpite mancava di tutto e i morti furono un numero ancor oggi non definito (da 120.000 a 180.000).
Allora dobbiamo iniziare a pensare su che cosa indirizzare gli investimenti futuri. Su interventi od opere inutili e costose o comunque che vadano a esclusivo beneficio di una ristretta cerchia di persone, oppure investire in organizzazione, funzionalità e sicurezza collettiva?
Come snellire la macchina burocratica?
Come ridurre lo spreco o la “perdita di rendimento” negli investimenti pubblici per cui se stanzio 100 se ne realizza, si e no, il 10? Dove finiscono gli altri 90?
Perché vengono “distratti” dallo scopo principale?
In quali rivoli o tasche si perdono?
E soprattutto eliminare dalla catena di comando tutti quei soggetti tendenti a comportamenti lassivi o dannosi come quelli tenuti dal responsabile dei soccorsi di Messina del 1908.
Continuiamo a chiedere, come dei pezzenti, aiuto all’Europa e buttiamo letteralmente montagne di soldi in spese, opere e privilegi inutili. Quando chiuderemo i rubinetti di questa colossale malversazione?
Queste sono le domande cui si deve dare immediata risposta. Innanzi tutto c’è da effettuare un cambiamento radicale di mentalità che è la cosa più difficile da ottenere per gente abituata da secoli a pensare ed agire in modo non conforme alle necessità di una società moderna ed efficiente. Poi va organizzata una “macchina” che non permetta più simili gestioni “approssimative” o colpevoli.
Solo dopo aver riorganizzato funzionalmente e ottimizzato dal punto di vista dei costi, dei tempi di intervento e dei rendimenti la burocrazia centrale e locale si potrà mettere mano a tutta quella serie di riforme finora inattuate, fra cui quella della Protezione Civile e della messa in sicurezza del territorio.

A.A.

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