L’OPINIONE – Alcune riflessioni sui programmi elettorali

Possiamo introdurre tutti i punti e i programmi virtuosi che vogliamo, ma finché non verranno fatti finalmente gli “italiani” (ossia un unico popolo conscio della sua identità, collettività, solidarietà e peculiarità) non caveremo un ragno dal buco.

E’ dalla scuola che

vanno formati i futuri cittadini, impartendo loro comportamenti virtuosi, la conoscenza basica della costituzione e delle leggi, il rispetto degli altri e dei beni comuni, le conseguenze delle scelte e delle azioni quotidiane, l’uso degli strumenti e dei computer, le tecnologie e l’impatto che producono sull’ecosistema, il ciclo dei rifiuti e, soprattutto, il riconoscimento del merito.

Mediante test attitudinali si dovranno valutare le capacità intellettive di ciascuno inserendoli fin dall’inizio del ciclo scolastico in appositi corsi di studio idonei alle proprie peculiarità.

Inoltre è indispensabile far acquisire agli scolari, già alla fine del ciclo scolastico primario, la conoscenza a livello intermedio di almeno due lingue straniere, di cui una sia l’inglese, ed abituarli a leggere quotidianamente testi stimolanti per accrescere il proprio livello culturale.

Solo quando saranno gettate le basi per la formazione dei futuri cittadini si potrà mettere mano a tutte le altre riforme, ossia:

    • i programmi e i contenuti dell’insegnamento nelle scuole superiori e all’università;

  • il rilancio della ricerca e dei relativi centri di studio;

  • la consacrazione del merito al posto della raccomandazione e del “casato”;

  • una magistratura alla pari coi paesi più progrediti;

  • una programmazione approfondita e dettagliata dello sviluppo economico dal punto di vista energetico, dei trasporti, agricolo, turistico, artigianale, industriale, telematico;

  • la messa in sicurezza del territorio, dei borghi, dei beni culturali;

  • la riduzione della tassazione e l’innalzamento delle remunerazioni per le fasce svantaggiate;

  • l’abolizione di sprechi e privilegi;

  • l’adozione di veri controlli (su territorio, mafie, merci circolanti, prodotti alimentari, società, traffici illeciti, gioco d’azzardo, prostituzione, ecc. ecc.);

  • l’acquisizione di vere professionalità certificate e non di titoli millantati.

Ma sarà tutto inutile se non si inizia a prendere coscienza dei propri doveri invece che dei soli diritti e della necessità di fare (intesa come produttività in senso lato) invece che sproloquiare da “pulpiti” improvvisati su argomenti inconcludenti e improbabili od oziare nei bar e nei centri commerciali in orario lavorativo.

A.A.

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