Opinioni a confronto – ll senso civico

 

Carissimi,

ho appena terminato la mia passeggiata quotidiana nel corso della quale ho incontrato Riccardo che mi ha suggerito di scrivere qualcosa su Capena e mi è venuto in mente, mentre camminavo, di argomentare sul senso civico e sul decoro.

Guarda caso, proprio mentre rientravo a casa, mi sono imbattuto in piazza 2 Agosto in un ragazzo romeno (ma poteva essere anche di Capena) che, aperta la portiera della macchina, ha quasi gettato ai miei piedi una bottiglietta di plastica vuota. Gli ho bussato sul vetro indicando quello che aveva fatto, ha alzato le spalle con noncuranza e se n’è andato (ma poteva anche finire peggio).

Perché non si è tenuto la bottiglietta in macchina per cestinarla a casa? Perché non provano a farlo in Svizzera, Austria o Germania?

Qui siamo proprio regrediti al paleolitico e non so cosa ci vorrebbe per far ritornare un minimo di senso civico alla gente. Perché in altri paesi anche dei dintorni sono meno vandali? Ci sono più controlli o più educazione?

Antonio

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Caro Antonio,

secondo me l’essere umano e’ di base un animale, nel senso piu’ nobile del termine, e spesso neanche di livello evoluto. Un animale che, grattata la pseudo cultura civica appiccicata sopra, regredisce facilmente allo stadio piacere-dolore, ovvero a quella motivazione semplice dell’ ottenere uno stimolo positivo ( piacere ) o di allontanare uno stimolo negativo ( dolore ).
Credo che in quest’ottica il senso civico, o il rispetto delle regole comuni, si riduca in estrema sintesi , al binomio bastone – carota.
Poiche nel nostro paese la quasi certezza dell’impunita’ rende inutile il bastone , cioe’ la punizione, e in questo caso specifico la carota ( un premio se non si imbratta) non c’e’, per quale ragione il ragazzo in questione avrebbe dovuto fare un poco di fatica in piu’ portandosi a casa la bottiglietta e magari doverla pure differenziare ?

A titolo di paragone, moltissimi anni fa in Olanda mi hanno fermato appena trenta metri dopo aver preso un’auto a noleggio all’aeroporto, e mi hanno multato salatamente per non aver indossato la cintura.

un caro saluto,
Riccardo
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Caro Riccardo,

allora capita a proposito questo mio post :

C’era una volta il ……. Pater familias
Oggi ci si scandalizza molto per gli ultimi episodi di bullismo a Vigevano.
Non so se qualcuno ha la memoria corta, ma quasi ogni settimana ci si imbatte in episodi di spavalderia e molestie sessuali fra minori o meno.
In passato non sono mancati episodi di pura brutalità e ferocia come quello dei “pariolini” di buona famiglia Gianni Guido, Angelo Izzo e Andrea Ghira che uccisero Rosaria Lopez (19 anni) e ferirono gravemente Donatella Colasanti (17 anni) dopo averle sottoposte alle sevizie più efferate, fatto noto alla cronaca come “Massacro del Circeo” avvenuto il 29-30 settembre del 1975.
Di cosa ci vogliamo meravigliare ogni volta?
Un tempo la figura paterna era centrale nella famiglia. Al padre si dava addirittura del lei e guai se si commetteva una qualsiasi stupidaggine, per non dire delle cose gravi. I ceffoni e i rimbrotti con relativi castighi erano all’ordine del giorno. I figli andavano a letto alle 20-21 e si svegliavano al mattino per andare a scuola. Forse saranno stati metodi troppo severi per educare un giovine virgulto, ma non mi risulta che in passato vi fossero episodi ricorrenti come quelli attuali, per non dire del vandalismo imperante su tutti i beni pubblici, ad iniziare proprio dagli edifici scolastici.
Bastava uno sguardo di traverso del papà per farti mettere la coda fra le gambe o fartela letteralmente sotto.
Il problema attuale è che nella maggior parte dei casi la famiglia intesa come nucleo coeso non c’è più. Le separazioni e i divorzi sono all’ordine del giorno. La figura paterna è stata volutamente “depotenziata” da una legislazione iniqua e si sono persi i riferimenti etici ed educativi. Oggi si è “amici” dei figli, non più genitori con il giusto distacco fra i ruoli. Poi, per non perdere “appeal” o non avere troppe noie o incombenze, ai figli si concede di tutto e di più. Altro errore madornale che tutta la società sta pagando cara. Mancano insomma i “paletti” o confini tra genitori e figli.
Quando a un minorenne è concesso di uscire di casa alla sera e rientrare alle 5-6 di mattina senza occuparsi di dove e come ha trascorso il tempo il ruolo educativo della famiglia è finito.
Se su questo quadro assai “sbilenco” ci inseriamo anche la TV spazzatura, le discoteche, il consumo fuori controllo di alcol e droghe, le strutture a “branco” che ti fanno sentire qualcuno altrimenti non esisti; i vari Facebook, Twitter, Instagram, SMS, MMS, ossia i “Social Network” su cui riverberare le proprie frustrazioni, poi non possiamo meravigliarci di quello che abbiamo “virtuosamente” creato, una miriade di “Baby Frankenstein” che dietro di se lasciano solo rovine morali e materiali.

Antonio

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[ Antonio Alei, Riccardo Mugnaini ]

Una risposta a “Opinioni a confronto – ll senso civico”

  1. Carissimi, il bastone deve essere la gente che non vuole veder sporcata la propria casa.
    Se come Antonio fossero intervenute altre persone a difendere il proprio diritto a vivere in un posto pulito, il ragazzo in questione avrebbe sperimentato l’umiliazione e l’emarginazione (il bastone).
    La carota è una citta’ piu’ pulita per tutti, ma dobbiamo volerla senza girare la testa da un’altra parte.

  2. Purtroppo a Capena tutte le amministrazioni hanno lasciato rompere la finestra, permesso di buttare le bottiglie di plastiche a terra e farlo diventare la normalità ed è per questo che bisogna agire in modo severo e correttivo nel caso di persone arroganti e sporche.
    Vi vorrei lasciare con un racconto che descrive appieno il pensiero del capenate.

    Il racconto della finestra rotta fu creato da Frédéric Bastiat nel suo saggio del 1850

    Il racconto descrive la storia di un commerciante a cui un ragazzino rompe una finestra. I passanti simpatizzano con il commerciante, ma presto cominciano a suggerire che la rottura della finestra crei lavoro per il vetraio, che potrà comprare del pane, creando lavoro per il panettiere, che potrà comprare scarpe, creando lavoro per il calzolaio, ecc. Infine, i passanti convengono sul fatto che il ragazzino non è colpevole di vandalismo; lo ritengono invece un benefattore pubblico, avendo la sua azione generato benefici economici per tutti in città.

    Il racconto della finestra rotta del Bastiat suona circa così:

    “Avete assistito alla rabbia del buon commerciante, Jacques Bonhomme, quando il suo sbadato figlio ruppe un vetro? Se siete stati presenti ad una tal scena, potrete sicuramente testimoniare che ogni spettatore, dei trenta presenti, apparentemente di comune accordo, offriva allo sfortunato commerciante questa consolazione: “È un vento cattivo quello che non porta benefici a nessuno. Ognuno deve vivere e che cosa sarebbe dei vetrai se i vetri non si rompessero mai?”
    Ora, questa consolazione contiene un’intera teoria, che sarà bene spiegare in questo caso semplice, dato che è precisamente la stessa che regola infelicemente la maggioranza delle nostre istituzioni economiche.
    Supponiamo che riparare i danni costi 6 franchi, quindi l’incidente porta 6 franchi agli affari del vetraio – aumenta il suo fatturato di 6 franchi – ve lo assicuro; non ho niente in contrario, il ragionamento è giusto. Il vetraio viene, fa il suo lavoro, riceve i suoi 6 franchi, si frega le mani e, in cuor suo, benedice il ragazzino. Tutto questo è quello che si vede.
    Ma se, d’altra parte, giungete alla conclusione, come è troppo spesso il caso, che è una buona cosa rompere le finestre, che induce i soldi a circolare e che l’incoraggiamento del commercio sarà generalmente il risultato di ciò, mi obbligherete ad esclamare, “Fermi lì! La vostra teoria è limitata a ciò che si vede; non tiene conto di ciò che non si vede.”
    Non si vede che, poiché il nostro commerciante ha speso 6 franchi per una cosa, non può spenderli per altro. Non si vede che se non avesse avuto una finestra da riparare, forse avrebbe sostituito le sue vecchie scarpe, o aggiunto un altro libro alla sua biblioteca. In breve, avrebbe impiegato i suoi 6 franchi in qualche modo, che questo incidente ha impedito.
    L’errore nell’argomento dei passanti è che hanno considerato i benefici dell’acquisto della nuova finestra, ma hanno ignorato i costi nascosti al commerciante e agli altri. Egli è stato costretto a spendere i suoi soldi su una nuova finestra e quindi non potrà spenderli per qualcos’altro. Forse stava andando a comprare il pane, beneficiando il panettiere, che a sua volta avrebbe comprato delle scarpe, ecc., ma invece è stato costretto a riparare una finestra. Anziché una finestra ed un pane, ha soltanto una finestra.

    O forse avrebbe comprato una nuova camicia, beneficiando il sarto; in questo caso il guadagno del vetraio è la perdita del sarto ed il commerciante ha ancora soltanto una finestra anziché una finestra ed una camicia. Il ragazzino non ha portato alcun beneficio netto alla città. Invece, ha reso la città più povera del valore di una finestra.

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