Strategie globali = venti di guerra?

Ci sono alcuni avvenimenti recenti cui i media mondiali non hanno dato la giusta interpretazione:

  1. Il lancio di missili balistici a medio raggio da parte della Corea del Nord.
  2. La visita venerdì 17 marzo del Segretario di Stato USA alla zona demilitarizzata fra le due Coree.
  3. L’incontro al vertice Trump-Merkel a Washington.

 1. Perché la Corea del Nord si sta “divertendo” a sparare “razzetti” nell’area del Sud Pacifico e, in particolar modo, in quello che viene definito “Mar Cinese Meridionale” o “Mare del Giappone”?

Kim Jong-Un mira ad intimorire il Giappone e, di rimbalzo, il suo alleato americano? O sta giocando “sporco” per un rilancio a poker?

In Corea del Sud si stanno per tenere le nuove elezioni politiche.

Vi sono stati numerosi scandali che hanno coinvolto sia i vertici dell’esecutivo che elementi di primo piano dell’industria (leggi Samsung).

Una parte dell’opinione pubblica sudcoreana è orientata verso una politica di distensione con i “fratelli-coltelli” del Nord che impegnano ingenti risorse nazionali in spese di armamenti e gestione di uno degli eserciti più numerosi e tecnologici del globo, spese che potrebbero essere più proficuamente indirizzate in ricerca e tecnologie avanzate per restare al passo con la concorrenza di giganti economici quali Cina, Giappone e, in misura minore, Taiwan. Il che vorrebbe dire una sorta di “benservito” all’alleato americano, divenuto più un ostacolo che un aiuto verso una nuova fase espansiva dopo un lungo periodo di stagnazione.

Ecco pertanto spiegato l’atteggiamento “provocatorio” dell’astuto Kim: spaventare da un lato l’elettorato del Sud e orientarlo verso più miti consigli; misurare la capacità di reazione degli USA e del Giappone, mettendoli quasi di fronte al fatto compiuto (ossia l’eventuale cambio di relazioni fra Nord e Sud) che “spariglierebbe” le carte degli equilibri strategici proprio nell’area a maggior densità abitativa e commerciale del globo, quel Mar Cinese Meridionale dove la Cina sta realizzando basi aero-navali avanzate su isole artificiali.

2. Perché il Segretario di Stato Rex Tillerson si è recato nella zona demilitarizza tra le due Coree?

Perché sabato 18 marzo ha avuto un incontro a Pechino con il ministro degli esteri cinese? Per paura di un eventuale attacco nucleare portato dalla Corea del Nord? In tal caso i nord-coreani verrebbero spazzati via dalla carta geografica in pochi minuti. Non credo che siano così ingenui da suicidarsi in massa.

Sono orientali e i loro metodi per saggiare l’avversario non rientrano nei canoni occidentali, solo che gli USA qualche volta abboccano all’amo, prestandosi incautamente al loro gioco e ponendosi su una china potenzialmente pericolosa.

Dietro Kim Jong-Un c’è la Cina e la sua strategia diplomatica ad ampio raggio. Cosa di fatto è avvenuto? Che gli USA sono andati dai cinesi per chiedere di mediare con i nord-coreani.

Cosa chiederanno i cinesi in cambio della loro “benevola” disponibilità? Indovinate un po’?

Ma il riconoscimento delle loro nuove basi navali “offshore” e di una non più eludibile presenza politico-militare nel Sud Pacifico, ossia in quella che un tempo era la “porta d’ingresso” principale degli interessi strategici americani nell’area.

3. La sostanza dell’incontro fra il Presidente USA Donald Trump e la Kanzlerin Angela Merkel è stata vistosamente mascherata da ragioni di natura commerciale ed economica.

Nulla di tutto ciò, del resto bastava vedere il gelo caduto fra i due interlocutori e il volto piuttosto preoccupato di Frau Merkel per capire che ben altri erano stati i contenuti del meeting.

La verità è che Trump ha deciso di mollare l’Europa dei “tanti galli a cantare non si fa mai giorno” al proprio destino, trasferendo l’ombrello protettivo USA verso aree più “proficue” per la propria politica “muscolare” e di “appeasement” strategico-commerciale, lasciando il “cerino” acceso nelle mani della Cancelliera proprio nel momento peggiore, la prossimità con le elezione al Bundestag dall’esito assai incerto e il doversi accollare l’onore, ma soprattutto l’onere, di gestire da sola una organizzazione di difesa europea che non c’è (e forse non ci sarà mai) per far fronte alle possibili crisi politico-militari fra Russia, Ucraina, stati baltici, ma soprattutto Mediterraneo (migranti), Turchia e galassia Islam, ossia sugli scacchieri Nord, Centro e Sud di un’Europa piuttosto traballante e divisa da ideologie divergenti e potenzialmente dirompenti.

Un quadro internazionale così deteriorato non preannuncia nulla di buono per i tempi a venire, aggravato da una carenza di “manico” decisionale e di analisi concreta dei diversi scacchieri negli interlocutori potenzialmente di maggior peso.

Gli equilibri globali sono diventati così fragili che potrebbe veramente bastare un “battito d’ali” di una farfalla, nel posto più sperduto, per causare una reazione a catena dagli effetti inimmaginabili.

A.A.

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