Capena – Problema (?) Amianto

L’amianto (conosciuto anche come asbesto) è un insieme di minerali fibrosi, capaci di frantumarsi in fibre fino a mille volte più piccole di un capello. Grazie alle sue proprietà di resistenza al calore e di isolamento acustico, in passato è stato largamente impiegato nell’edilizia, nell’industria e nel settore dei trasporti. Grazie alla legge 257 del 1992 è stato messo al bando, ma è ancora molto diffuso nel nostro Paese e tanti siti contaminati attendono di essere bonificati. Si stima l’esistenza di 32 milioni di tonnellate di materiale contaminato in 2,5 miliardi di metri quadrati di coperture in cemento-amianto ancora sparsi per il Paese. L’amianto ancora oggi ha un pesante impatto sanitario sulla popolazione: ogni anno in Italia si registrano tra le 2.000 e le 4.000 morti a causa della sua esposizione professionale, ambientale e domestica.

I rischi per la salute derivano dall’inalazione delle fibre di amianto disperse in aria. L’esposizione alle fibre causa patologie gravi come l’asbestosi (colpisce i polmoni e causa insufficienza respiratoria) e tumori all’apparato respiratorio (pleura e polmoni) ma non solo (laringe e ovaie). Non esiste una concentrazione limite al di sotto della quale si possa escludere il rischio di contrarre le malattie legate all’esposizione all’amianto.

Queste malattie possono insorgere dopo molti anni dall’esposizione, anche fino a 40, e il periodo di latenza è talmente lungo che gli epidemiologi prevedono un picco delle malattie nei prossimi dieci anni, dovuto in larga parte all’esposizione professionale, ma anche a quella domestica e ambientale.” (fonte Lega Ambiente)

Premesso ciò, la risposta sull’allarmismo generato dal post (di cui sinceramente non si capisce la spinta che ha portato l’autore a formularlo, visto gli altri molteplici problemi capenati) non può essere liquidata in “quattro righe da social”, ma deve essere puntuale e precisa in modo da dare al lettore un quadro d’assieme su questo annoso e pericoloso problema.

 

IMPATTO DELLA MALATTIA SUL TERRITORIO DEL LAZIO (fonte www.prevenzioneonline.net)

I dati emersi dalla ricerca effettuata dal Dipartimento di Epidemiologia dell’ASL Roma 1, Centro Operativo Regionale (COR) del Registro nazionale dei Mesoteliomi maligni, che prendono in considerazione l’incidenza della patologia sui residenti nel Lazio dal 2001 al 2015 (pubblicazione luglio 2017), classificano il nostro Comune di Capena in codice ROSSO, ovvero con una incidenza, in rapporto alla popolazione, superiore a 5.

Occorre dire che i risultati evidenziano soli i Comuni dove si sono avuti decessi superiori a 3.

Questo, non per togliere drammaticità al problema, ma solo per inquadrare il dato “inquietante” (?) che è stato gettato in pasto al social.

Nel caso specifico di Capena, i morti accertati nel periodo in riferimento sono 3, come lo sono stati anche per altri Comuni del Lazio determinando, in quei casi, un più alto indice di incidenza (Tab. 7), quindi a Capena non può essere attribuito un “primato assoluto.

 

L’IMPATTO AMBIENTALE

Entrando più nello specifico, “oltre 1 milione di metri quadri di superficie a rischio amianto, si trovano nel Lazio, una fra le regioni più attardate in fatto di bonifica e smaltimento e alla quale è richiesto maggiore impegno per la rimozione dell’amianto” – secondo quanto dichiarato dal presidente di “Legambiente Lazio” Roberto Scacchi – “Per questo è necessario approvare il prima possibile una legge regionale sull’amianto, sollecitando le amministrazioni affinché si impegnino nell’immediato per assicurare una soluzione a questo problema.

Allo stato attuale, sono solamente dieci le regioni italiane che si sono attivate per lo smaltimento dell’amianto e il Lazio non rientra fra queste, dato che la norma a livello regionale in grado di regolare la bonifica è attesa da ben 20 anni (ultimo atto: Delibera Giunta Regionale LAZIO 10 novembre 1998, n. 5892 – Piano regionale di protezione dell’ambiente, di decontaminazione, di smaltimento e di bonifica ai fini della difesa dai pericoli derivanti dall’amianto).

La legge risulta depositata ma dev’essere ancora discussa all’interno delle commissioni competenti. Gli interventi necessari vanno realizzati su due distinti fronti: da una parte c’è la micro-rimozione, ovvero lo smaltimento di piccole quantità di amianto, e dall’altra parte la rimozione dei grandi quantitativi, per i quali servono investimenti di un certo spessore.

Nel premettere che Capena non rientra tra i siti inquinati, anche perché la Regione Lazio non ha mai fornito i dati al Registro nazionale, i costi di bonifica sono ingenti anche perché, oltre allo smaltimento, vanno considerate le spese relative al trasporto e questo punto riguarda ancora una volta la Regione Lazio, sprovvista al momento di centri specializzati sul territorio.

I costi, in tal modo, lievitano ancor di più con l’assenza di centri adibiti allo smaltimento e con le risorse insufficienti (anche per i privati cittadini per poter effettuare autonomamente le bonifiche), comportano un ulteriore effetto collaterale: l’abbandono e le discariche abusive, fenomeni da CONDANNARE APERTAMENTE ED ASPRAMENTE.

L’ultimo PIANO NAZIONALE AMIANTO – Linee di intervento per un’azione coordinata delle amministrazioni statali e territoriali (marzo 2013 – fonte http://www.salute.gov.it) fornisce le seguenti indicazioni:

““Il reperimento delle risorse finanziarie può essere coadiuvato da interventi di defiscalizzazione delle attività di bonifica. Ad esempio, il sistema incentivante per la sostituzione delle coperture con pannelli fotovoltaici ha già dato ottimi risultati in quelle regioni che lo hanno praticato. E’ anche da prevedere l’esclusione dei fondi destinati alla bonifica dell’amianto dal “Patto di Stabilita”. Essenziale è la definizione di un “Prezziario Ufficialecalmierato delle opere di bonifica, anche al fine di ottemperare ad un criterio di uniformità su tutto il territorio nazionale. A livello nazionale deve essere favorita la cosiddetta “Micro raccolta”, già adottata in numerosi Comuni e Provincie attraverso le Aziende Municipalizzate per la raccolta dei Rifiuti Solidi Urbani (Comunali o consortili). La semplificazione del conferimento per lo smaltimento da parte di privati cittadini di limitate quantità di materiali contenenti amianto e di rifiuti di amianto a soggetti autorizzati può garantire una corretta e sicura gestione di tali materiali di scarto, limitando se non addirittura eliminando il diffuso fenomeno degli abbandoni incontrollati. Il conferimento e la gestione di tali materiali dovrà ovviamente avvenire nel rispetto delle norme comunitarie che disciplinano la raccolta. Il trasporto e lo smaltimento di questa particolare tipologia di rifiuti.””

PURTROPPO, DALLE BELLE PAROLE NON SI È MAI PASSATO AI FATTI.

Il tutto è demandato alla buona volontà dei singoli Enti che, in base alle proprie risorse, propongono iniziative a sostegno dello smaltimento privato. Basta effettuate una ricerca su Google con le parole “concessione fondi per smaltimento amianto a privati”, per vedere un’Italia a macchia di leopardo.